Chi sbaglia raramente lo fa per scelta. Nessuno decide di rovinarsi la vita sapendo di farlo. Alla base c'è quasi sempre qualcosa che nessuno ha mai spiegato.
Da questo segue una conseguenza che quasi tutti ignorano. Se l'errore nasce da ignoranza, la cura è l'insegnamento. La rabbia non trasmette informazioni. Nessuno ha mai imparato la musica o a guidare una barca perché qualcuno urlava.
Il meccanismo del rimprovero è diverso da quello dell'apprendimento. Il rimprovero comunica una cosa sola. Dice che chi parla è scontento. Non dice cosa fare al posto dell'errore. Chi lo riceve impara al massimo a nascondere lo sbaglio, non a evitarlo.
C'è anche un effetto secondario. Sotto attacco la persona si difende, e difendersi occupa tutta l'attenzione disponibile. In quello stato non resta spazio per assorbire una correzione. Più forte è il tono, meno passa il contenuto.
La ricaduta pratica vale per genitori, capi e insegnanti. Prima di alzare la voce conviene chiedersi una cosa. Quella persona sa davvero come si fa. Se la risposta è no, l'unica mossa utile è mostrarglielo. Se la risposta è sì, il problema non è l'ignoranza. E la rabbia serve ancora meno.