Partecipare ai ruoli sociali non è una contraddizione per chi cerca la libertà. Si può presentarsi, servire, rispettare le forme, senza credere che siano il proprio bene. È una partita a cui si gioca finché dura. Il senso della partecipazione sta nel modo in cui la si tiene.
La chiave è una clausola dichiarata prima di iniziare. Si collabora finché non viene chiesto qualcosa di stupido o indegno. A quel punto il gioco finisce e si esce, senza trattativa. Chi ha stabilito il confine in anticipo non deve deciderlo sotto pressione.
Il meccanismo è la differenza tra un ruolo e un'obbedienza illimitata. Un ruolo comporta compiti definiti e una linea oltre la quale non vale più. Senza quella linea la collaborazione diventa disponibilità a tutto. E chi è disponibile a tutto prima o poi verrà usato per tutto.
Nella pratica la clausola va scritta prima, non improvvisata. Quando la richiesta arriva è quasi sempre urgente e accompagnata da pressione. Decidere in quel momento significa decidere male. Chi conosce già il proprio limite risponde in una frase e resta libero.