Un giudizio condiviso non descrive soltanto. Crea anche la categoria opposta.
Il meccanismo è quasi aritmetico. Un criterio serve a separare. Quando un gruppo decide cosa è bello, ha definito anche cosa non lo è. Prima non esistevano cose brutte. Esistevano cose e basta.
Vale per ogni scala. Definisci il bravo e hai prodotto lo scarso. Definisci il magro e hai prodotto il grasso. Non serve dirlo, viene incluso nel prezzo. Chi promuove uno standard di solito pensa di aggiungere qualcosa di buono. Sta aggiungendo due cose, e la seconda ricade su qualcun altro.
Questo non rende gli standard sbagliati. Senza criteri non si sceglie, non si insegna e non si migliora. Rende però visibile un costo che di solito resta nascosto. Il costo lo paga chi cade dalla parte bassa della linea.
La ricaduta pratica riguarda chi decide. Prima di rendere pubblico un criterio conviene chiedersi chi finisce nell'altra metà. Se quella metà è enorme, il criterio produrrà più esclusione che qualità. Se è piccola e reversibile, lo standard fa il suo lavoro senza rompere niente.