Dopo aver aiutato qualcuno arriva spesso un'attesa silenziosa. Un ringraziamento, una restituzione, un riconoscimento. Quando non arriva, l'aiuto si trasforma in rancore.
Guarda come funzionano le altre parti di te. L'occhio non chiede una ricompensa per vedere. I piedi non chiedono un premio per camminare. Ogni parte è fatta per una funzione, e svolgerla è già il suo compimento.
Le persone sono fatte anche per agire a favore di altri. Quando lo fanno hanno già ottenuto quello che era loro. Il beneficio non è un prestito che crea un debito. È l'esercizio di una capacità propria.
Il meccanismo che genera rancore è la contabilità. Chi tiene il conto di quanto ha dato trasforma un atto in un credito, e da quel momento aspetta. L'attesa dipende da un altro, quindi mette il proprio umore nelle mani di qualcun altro.
Questo non impedisce di scegliere bene a chi dare. Toglie però il veleno. Se l'atto era buono quando l'hai fatto, resta buono anche se nessuno se ne accorge.