Le cose che ti capitano non portano con sé un'opinione su se stesse. Non arrivano dicendo che sono terribili o meravigliose. Restano ferme dove sono.
Il giudizio lo aggiungi tu. Lo scrivi dentro di te, spesso senza accorgertene. È un'operazione tua, e questo ha una conseguenza precisa. Se sei tu a scrivere, puoi anche non scrivere. E se il giudizio è già entrato di nascosto, puoi cancellarlo.
Il modo per riuscirci è guardare le cose una per una, e poi tutte insieme. Una per una perché il peso di ciascuna, da sola, è minore di quanto sembri. Tutte insieme perché così si vede quanto poco durano.
Resta poi il criterio per decidere cosa fare. Se una cosa è conforme alla tua natura, rallegrati e ti riuscirà facile. Se è contraria, cerca quello che invece ti è proprio e vai in quella direzione. Anche se non ti porta nessuna fama.
Questo lavoro non è faticoso come sembra. Non chiede di sopportare, chiede di non aggiungere. E dura poco, perché la vita stessa dura poco. Cercare il proprio bene è permesso a chiunque, e nessuno può farlo al posto tuo.