Se in una stanza entra poco fumo si resta. Se diventa irrespirabile si esce. La regola sembra ovvia, ma quasi nessuno la applica alla propria vita. Si resta a soffrire in situazioni lasciabili, convinti di non avere scelta.
Il meccanismo sta nel confronto tra due costi. Da una parte il fastidio di restare, dall'altra il prezzo di andarsene. Nessuno dei due è fisso e ognuno li pesa in modo diverso. Chi sopporta un discorso noioso per amicizia sta facendo un conto ragionevole. Chi lo sopporta credendosi vittima fa lo stesso gesto in modo peggiore.
La differenza non sta nell'azione ma nella postura mentale. Sopportare per scelta è una decisione e costa poco. Sopportare per obbligo è una condanna che ti dai da solo. Quella condanna avvelena anche i momenti buoni.
Sapere che la porta è aperta cambia già l'esperienza di chi resta. La possibilità di uscire trasforma la costrizione in un patto rinnovato ogni giorno. Chi si sente rinchiuso reagisce con rancore verso tutti. Chi sa di poter uscire e resta smette di accusare gli altri. La domanda utile non è come sopportare meglio. È quanto fumo sei disposto ad accettare prima di alzarti.