Non sono i fatti in sé a colpire l'immaginazione collettiva. È il modo in cui vengono distribuiti e presentati. Lo stesso danno può passare inosservato oppure occupare ogni conversazione. Cambia solo la forma in cui arriva.
Il meccanismo è la condensazione. Una cosa colpisce se diventa un'immagine unica e nitida, senza spiegazioni accessorie. Va presentata in blocco, senza raccontarne la lenta formazione. Cento piccoli incidenti separati non lasciano traccia. Uno solo, grande e visibile, occupa la mente per settimane.
Un'epidemia che uccide migliaia di persone in poche settimane può passare quasi inosservata. Le morti arrivano diluite, sotto forma di righe di statistica. Un crollo improvviso in una piazza, con molte vittime in meno, produce un'impressione enorme. Il primo caso non ha immagine, il secondo sì.
Da qui una regola scomoda per chi deve far percepire un rischio. Il numero da solo non lavora, per quanto sia grande. Bisogna dargli una scena che si veda in un colpo solo. E vale anche il contrario per chi ascolta. Davanti a un'immagine fortissima conviene chiedersi quali danni diluiti stanno passando inosservati.