Molte paure non nascono dalla cosa temuta. Nascono dall'immagine compatta che ce ne siamo fatti. L'immagine arriva tutta insieme, carica di significati, e non si lascia esaminare.
Esiste un modo per smontarla. Si prende la cosa e la si scompone nelle sue parti reali, una alla volta. Si guarda cosa accade davvero, in quale ordine, con quali conseguenze. Si tolgono le aggiunte messe lì dalla memoria e dai racconti degli altri.
Applicato alla morte, questo esercizio la riduce a un processo naturale. Un corpo si disfa e i suoi elementi tornano a comporsi altrimenti. Avere paura di un processo naturale è una reazione da bambini, non un giudizio adulto.
Il meccanismo funziona perché la paura si nutre di indeterminatezza. Un blocco unico e sfocato non offre appigli. Le parti separate invece hanno confini, durata e cause. Una volta viste come parti, smettono di agire come minaccia totale.
Lo stesso metodo vale ben oltre la morte. Un colloquio, un intervento, una separazione. Ogni cosa temuta può essere elencata nei suoi passaggi concreti. Quasi sempre si scopre che nessun passaggio, preso da solo, giustifica l'intensità della paura. Resta il disagio, che è un'altra cosa e si gestisce.