Chi lavora i metalli non toglie le impurità in un colpo solo. Le toglie poche alla volta e ripete l'operazione a distanza di tempo. Il metallo pulito arriva alla fine di molte passate.
Lo stesso vale per i difetti di una persona. Il tentativo di cambiare tutto in una settimana fallisce quasi sempre. Non perché manchi la volontà, ma perché il metodo è sbagliato.
Il meccanismo ha due parti. La prima riguarda la forza. Un difetto radicato regge una spinta forte e isolata, non regge una pressione piccola e costante. La seconda riguarda il ritorno. Ogni passata porta a galla qualcosa che prima non si vedeva, perché lo copriva lo strato sopra.
Da qui deriva una conseguenza poco intuitiva. Il lavoro non finisce quando hai risolto il problema evidente. Quello era solo lo strato superficiale. La passata successiva mostra il difetto che stava sotto.
La ricaduta pratica riguarda il ritmo. Meglio un intervento piccolo e ripetuto che una riforma totale. Meglio tornare sullo stesso punto dopo qualche mese invece di dichiararlo chiuso. Chi torna trova sempre qualcosa. Chi non torna crede di aver finito e resta con lo strato più profondo intatto.