Chi vuole liberarsi di una reazione automatica cerca un risultato immediato. Vuole non arrabbiarsi più a partire da domani. Questo obiettivo produce solo la sensazione di fallire ogni volta.
Esiste una misura migliore. Si conta quanto tempo passa tra un episodio e il successivo. All'inizio capita ogni giorno. Poi un giorno sì e uno no. Poi ogni tre giorni, poi ogni quattro.
L'intervallo che si allunga è il segnale che conta. Le abitudini non si spengono di colpo. Prima si indeboliscono e solo dopo scompaiono. Il numero di giorni liberi misura quell'indebolimento, che altrimenti resta invisibile.
Questa misura cambia anche il modo di reagire a una ricaduta. Un episodio dopo molti giorni liberi non cancella il lavoro fatto. Dice soltanto che la tendenza è ancora presente e più debole. La conclusione non è ricominciare da zero, ma continuare.
Quando l'intervallo diventa molto lungo la partita è vinta. Un mese intero senza episodi non è un caso fortunato. È la prova che l'abitudine ha smesso di trovare alimento.