La presenza continua consuma la considerazione. L'assenza, in certe condizioni, la aumenta.
Il motivo è semplice. Da vicino si vede la buccia prima del nocciolo. I dettagli quotidiani coprono le qualità che contano davvero. Chi frequenti ogni giorno smette di stupirti. Le doti si sporcano con l'uso continuo.
L'immaginazione invece arriva più lontano dello sguardo. Chi è lontano viene ricostruito con i suoi risultati migliori. Per questo qualcuno che sembra un leone da lontano può deludere da vicino.
C'è però una condizione precisa. L'assenza funziona solo se il tuo nome resta al centro del discorso. Sparire senza lasciare traccia non produce desiderio. Produce dimenticanza, che è cosa molto diversa.
L'uso intelligente della distanza è quindi un ritmo. Ci si ritira, si prepara qualcosa, si torna con un motivo. La lontananza serve a rinnovarsi, non a nascondersi. Anche la fenice usa il suo ritiro per rifarsi bella. Poi ricompare, e l'attesa lavora al posto suo.