Non c'è nulla di male nel fatto che le cose cambino. E non c'è nulla di buono nel fatto che una cosa resti in piedi. Sono due giudizi che diamo per scontati e che non reggono all'esame.
Il meccanismo dell'errore è il punto di riferimento. Prendiamo la situazione attuale come normale, quindi ogni scostamento sembra una perdita. Ma la situazione attuale è già il risultato di cambiamenti precedenti che non abbiamo pianto.
C'è anche una confusione tra durata e valore. Una cosa che dura a lungo non è per questo migliore. La durata misura la resistenza del materiale, non la qualità di ciò che quel materiale sostiene.
Se le cose stessero ferme, nulla di nuovo potrebbe esistere. Ogni cosa che apprezzi è nata perché qualcos'altro ha smesso di essere come era. La stessa forza che porta via è quella che porta.
La ricaduta pratica riguarda il dolore per le trasformazioni. Resta legittimo rimpiangere una cosa perduta. Diventa un errore chiamare male il cambiamento in sé, perché così ogni giorno che passa diventa un torto subito.
Guardare il cambiamento come modo di funzionare del mondo toglie a molte perdite il carattere di ingiustizia.