Quando qualcosa va male, la spiegazione più comoda è la circostanza avversa. Molto spesso però il disastro non viene da fuori. Viene da una serie di decisioni che qualcuno ha preso.
La distinzione utile è tra ciò che non dipende da te e ciò che dipende. Il clima, i tempi del mercato e un evento improvviso appartengono al primo gruppo. La sproporzione di forze, i ruoli confusi, il rancore lasciato crescere appartengono al secondo.
Il vantaggio di questa distinzione è pratico, non morale. Ciò che nasce da una decisione si può prevenire con un'altra decisione. Ciò che viene dal caso si può solo assorbire. Chiamare sfortuna un errore di struttura significa rinunciare all'unica leva disponibile.
C'è anche un effetto sulla lucidità. Chi attribuisce ogni fallimento a cause esterne smette di raccogliere informazioni sul proprio modo di decidere. Ogni ripetizione dello stesso errore gli sembra una nuova coincidenza.
Il metodo è semplice e scomodo. Dopo un fallimento si elencano le cause e si separano le due colonne. Quasi sempre la colonna delle decisioni è più piena del previsto.