Persone che si detestano collaborano benissimo quando la sorte diventa una sola. Non serve che si siano perdonate nulla. Basta che nessuna possa salvarsi da sola.
Il meccanismo sta tutto nella struttura degli esiti. Se il risultato è comune, il mio interesse e il tuo coincidono. Vale per tutto il tempo che dura il pericolo. In quella condizione aiutare l'altro non è generosità. È il modo più diretto di salvare sé stessi.
Ne segue una lezione poco intuitiva. Per far collaborare due parti in conflitto conviene lavorare sulla struttura invece che sulla relazione. Obiettivi separati producono rivalità anche fra persone che si stimano. Obiettivi legati producono collaborazione anche fra persone che non si sopportano.
C'è però una scadenza. La collaborazione finisce quando finisce la tempesta. Se serve che duri, deve durare anche il legame fra i risultati. Altrimenti tutto torna come prima, e sembrerà che le persone abbiano fatto un passo indietro.
Il caso peggiore è chi inventa nemici esterni per tenere unito un gruppo. Funziona, e proprio per questo diventa una dipendenza. Un gruppo che regge solo davanti a una minaccia ha bisogno di minacce continue.