Molti scambiano la fatica per allenamento. Camminare su una fune è difficile e perfino pericoloso. Non per questo insegna qualcosa di utile. La difficoltà da sola non è un criterio. Un esercizio vale solo se avvicina all'obiettivo che ti sei posto.
Se l'obiettivo è desiderare senza restare deluso, l'esercizio deve riguardare i desideri. Se riguarda invece oggetti fuori dal tuo controllo, stai allenando la cosa sbagliata. Otterrai forza in un campo che non ti serve. E resterai fragile esattamente dove volevi diventare saldo.
C'è poi un secondo segnale che tradisce l'esercizio finto. È la presenza di uno spettatore. Chi si allena per essere visto ha già cambiato obiettivo. Non cerca più il cambiamento, cerca l'ammirazione. Le prove spettacolari nascono quasi sempre da qui.
Esiste una verifica semplice. Quando hai sete e fa caldo, prendi un sorso d'acqua fredda. Poi sputalo e non dirlo a nessuno. Se l'esercizio perde senso perché nessuno lo saprà, non era per te. Era una recita.
L'allenamento vero è spesso invisibile e poco impressionante. Chi lo guarda da fuori non capisce cosa stia accadendo. È proprio questo il segno che sta funzionando.