Tutto quello che è composto si disfa. Gli oggetti, i ruoli, le situazioni piacevoli, le persone. Nulla di ciò che è stato messo insieme resta insieme per sempre.
Detto così sembra soltanto triste. Osservato meglio è la spiegazione di una parte del dolore che proviamo.
Il meccanismo è lo scarto tra attesa e realtà. Il dolore non nasce solo dal fatto che una cosa finisce. Nasce dalla differenza tra la fine avvenuta e la durata che davi per scontata. Più era implicita quell'attesa, più forte è il colpo.
Questo spiega perché due persone reagiscono in modo diverso alla stessa perdita. Non hanno perso cose diverse. Avevano attese diverse su quanto sarebbero durate.
Vedere l'impermanenza non serve a diventare freddi. Serve a togliere la sorpresa, che è la parte del dolore su cui si può ancora lavorare.
La ricaduta pratica è un esercizio semplice e scomodo. Prendi qualcosa che consideri stabile nella tua vita. Ammetti in modo esplicito che finirà, e chiediti cosa faresti oggi se lo sapessi davvero. Quasi sempre la risposta è usarla di più adesso, e contarci un po' meno per dopo.