Il dolore di una separazione non nasce dalla distanza. Nasce da un errore di contabilità fatto molto prima. Abbiamo trattato come nostre delle cose che erano soltanto in prestito. Persone, luoghi e abitudini sembrano una parte stabile di noi.
Nulla di tutto questo dipende davvero da noi. Chi ci sta accanto può partire, ammalarsi o cambiare vita. Chi si affeziona come se fosse per sempre firma in anticipo la propria pena. Il conto arriva quando la realtà torna a essere quella che è sempre stata.
Il meccanismo è semplice. Il possesso immaginario crea un'aspettativa di permanenza. Quando la permanenza si rompe non perdiamo solo la persona. Perdiamo anche l'idea che ci eravamo fatti del mondo. Il secondo strappo pesa spesso più del primo.
Gli animali migratori cambiano nido senza rimpianto. Non è insensibilità, è assenza di quella pretesa. La ragione dovrebbe servire a vedere le cose come stanno. Usata male diventa una macchina che moltiplica il lutto.
La ricaduta pratica non è smettere di amare. È amare sapendo. Puoi goderti pienamente chi hai vicino e ricordare che è di passaggio. Quel ricordo non raffredda l'affetto. Toglie soltanto la sorpresa indignata quando arriva il distacco.