Ci si lamenta spesso di non essere brillanti. È una scusa comoda. Sposta la colpa su una dote che non hai ricevuto.
Guarda però quante qualità non dipendono dal talento. Sincerità, serietà e resistenza alla fatica non chiedono ingegno. Benevolenza, franchezza e distacco dal superfluo nemmeno. Nessuna di queste chiede memoria o acume fuori dal comune. Sono disponibili oggi, senza aspettare un dono che non è arrivato.
Il meccanismo sta nella differenza tra doti e scelte. Una dote la ricevi o non la ricevi. Una scelta la fai o non la fai. Confondere le due categorie serve a uno scopo solo. Trasforma una rinuncia volontaria in una sfortuna subita.
C'è una prova che smaschera la scusa. Nessuno è costretto dalla natura a lamentarsi. Nessuno è costretto a essere avaro o a cercare applausi. Se questi comportamenti restano, non è per mancanza di ingegno. È per un'abitudine mai messa in discussione.
Resta il caso di chi è davvero lento a capire. Anche lì la risposta cambia poco. Ci si lavora, senza compiacersi della propria lentezza. La lentezza allunga il percorso. Non decide la direzione.