Il dubbio sembra la reazione naturale davanti a un'affermazione strana. In realtà è una funzione tardiva e costosa. Nasce da un giudice interno che confronta le immagini della mente con il mondo.
Dove quel giudice non lavora, l'inverosimile smette di esistere. Il pensiero procede per immagini che si richiamano l'una con l'altra. Nessuna istanza le misura sulla realtà. Il risultato è una certezza piena su qualunque contenuto. Niente può metterlo in discussione.
Lo stesso accade quando il desiderio è troppo forte. La verifica della realtà è debole e cede davanti a un'attesa carica di emozione. Chi desidera qualcosa senza poterlo avere finisce per trattare l'irreale come reale. Le illusioni allora non sono un errore da correggere. Sono una richiesta a cui non si vuole rinunciare.
Questo spiega perché certe convinzioni non si smontano con i fatti. Un sintomo può nascere da una fantasia e non da un evento accaduto. Un senso di colpa può nascere da un proposito cattivo mai eseguito.
Per la mente conta la realtà psichica, non quella oggettiva. Portare prove a chi vive dentro quella realtà serve a poco. Prima va rimessa in funzione la parte che sa confrontare.