Segnalare l'errore di qualcuno mentre parla ottiene quasi sempre l'effetto contrario. La persona smette di pensare al contenuto e comincia a difendersi.
Il motivo è che la correzione pubblica non trasmette solo un'informazione. Trasmette anche una posizione, e dice chi sta sopra e chi sta sotto. Chi la riceve reagisce a quella parte, non alla parte utile.
Esiste un modo che costa molto meno. Si risponde nel merito usando la parola giusta o il dato giusto dentro la propria frase, senza nominare l'errore. L'altra persona lo sente, lo registra e lo riusa, spesso senza accorgersi di aver cambiato qualcosa.
Funziona perché nella lingua e nei gesti si impara più per imitazione che per regola. Nessuno deve ammettere di aver sbagliato per correggersi, quindi non c'è niente da difendere.
Resta un limite netto da tenere presente. Se l'errore ha conseguenze pratiche, va detto in modo esplicito. Ma si dice a quattro occhi, e si parla del fatto, mai della persona che lo ha commesso.