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Psicologia delle masse e analisi dell'Io

Pillola

Perché in gruppo si ragiona peggio

Un individuo colto, appena entra in un gruppo compatto, si comporta in modo più primitivo. Il rendimento intellettuale scende. Salgono invece la spontaneità, la violenza e anche l'entusiasmo.

Il meccanismo è la caduta dei freni personali. Il controllo critico è la funzione più recente e più faticosa della mente. Serve tempo, solitudine e la sensazione di essere responsabili. Dentro una folla nessuna di queste condizioni regge. Resta la parte antica, immediata, che agisce per impulso.

Il gruppo obbedisce quindi a impulsi imperiosi. Possono essere nobili o crudeli, eroici o vili. In ogni caso passano sopra l'interesse personale e sopra l'istinto di conservazione. Niente viene premeditato.

Cambia anche il rapporto con il tempo. Il gruppo desidera con violenza ma non a lungo. Non sopporta nessun rinvio tra il desiderio e la sua realizzazione. Il numero produce un sentimento di onnipotenza e l'idea dell'impossibile sparisce.

Questo spiega perché una riunione numerosa prende decisioni che nessuno avrebbe preso da solo. Non è che le persone diventino stupide. È che la parte capace di frenare non trova più il silenzio in cui funziona.

Resta curioso

Se il freno critico cade solo quando si è in tanti, da quante persone in su un gruppo comincia a comportarsi come una folla?

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In una riunione lunga e affollata che deve decidere subito, quale segnale ti dice che sta parlando il gruppo e non le persone?

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Se il gruppo abbassa il pensiero, perché le decisioni collettive vengono considerate più prudenti di quelle individuali?

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