Un gruppo deve decidere insieme su una questione non tecnica. La cultura dei singoli conta pochissimo. Cambiare le persone al tavolo non cambia le decisioni che escono.
Il meccanismo è che nel gruppo il ragionamento individuale si spegne. A guidare restano impressioni, emozioni e suggestioni condivise. Queste sono le stesse in un professore e in un negoziante. Le differenze di istruzione riguardano il sapere specialistico. Il modo di sentire davanti a un caso umano è molto più uniforme.
Per anni si sono formati collegi scegliendo solo persone istruite. Poi la selezione si è allargata a mestieri qualsiasi. Le decisioni sono rimaste identiche. Chi difendeva gli imputati escludeva sistematicamente i più intelligenti dal collegio. Con il tempo ha smesso, perché non serviva a niente.
La ricaduta pratica riguarda ogni comitato, giuria o commissione. Migliorare le teste sedute al tavolo dà meno di quanto si spera. Se un organo collettivo produce esiti sbagliati, il difetto sta nel formato della decisione. Sta nel modo in cui si discute e si vota. Non nell'anagrafe di chi è stato convocato.