Molte persone scoprono di essere capaci solo quando qualcuno alza l'asticella. Prima di quel momento la capacità c'era, ma restava sepolta.
Succede come a chi impara a nuotare per paura di andare a fondo. La necessità concentra tutto e toglie le vie di fuga. Senza una difficoltà vera, la parte migliore di una persona non ha motivo di uscire.
Da qui una responsabilità di chi guida. Dare solo compiti facili sembra gentile ed è invece un danno. Tiene le persone al livello che già conoscono. Il talento resta nascosto sotto la mancanza di occasioni.
C'è anche una leva di onore. Chi sente in gioco la propria reputazione lavora come se fosse in molti. La difficoltà pubblica è la strada più rapida per farsi un nome.
Restano due condizioni. Il compito deve essere difficile e non impossibile. E chi lo assegna deve restare disponibile se le cose si complicano. Senza queste due cose la prova non fa crescere nessuno.