Chi fa del male soffre due volte. Soffre quando pensa a quello che ha fatto. Soffre di più mentre continua sulla stessa strada. Chi fa del bene vive la stessa cosa al contrario.
Il meccanismo non riguarda una punizione esterna. Riguarda il fatto che l'autore di un'azione è anche il suo primo testimone. Nessuno può uscire dal proprio punto di vista. Quindi ogni azione entra a far parte del materiale con cui ti guardi.
C'è un secondo passaggio, più forte del primo. Ogni azione rende leggermente più facile ripeterla. Le ripetizioni costruiscono una direzione. La direzione poi produce altre azioni dello stesso segno. Per questo il peso non resta fermo, ma cresce lungo il percorso.
Da qui viene una conclusione poco intuitiva. La conseguenza più pesante di un'azione non è quello che ti succede. È chi diventi facendola. Questa parte non si può nascondere, restituire o negoziare, perché non è fuori di te.
La ricaduta pratica cambia il criterio di scelta. Prima di decidere, non chiedere soltanto cosa ottengo. Chiedi quale persona sto rendendo un po' più probabile. La risposta a questa seconda domanda arriva sempre, anche quando la prima resta senza conferma.