Dopo il primo sforzo consapevole la catena riparte, ma non arriva in fondo. Più avanti si presenta un secondo arresto. Lì serve un intervento di natura diversa dal primo.
Il primo sforzo riguarda l'attenzione nel momento in cui percepisci. Il secondo riguarda la vita emotiva ed è più difficile da descrivere. Non consiste in un gesto singolo.
Tre pratiche lo preparano. La prima è non esprimere le emozioni sgradevoli, cioè lasciarle salire senza scaricarle fuori. La seconda è non identificarsi, cioè non diventare la cosa che ti prende. La terza è smettere di contare quello che ti spetta dagli altri.
Il meccanismo è semplice da capire e ostico da applicare. Esprimere un'emozione sgradevole la scarica e la disperde. Trattenerla senza reprimerla lascia dentro una carica che prima usciva. Quella carica è esattamente il materiale che serve al passaggio successivo.
Non si tratta di fingere calma. Fingere consuma altra energia e produce tensione. Si tratta di togliere il gesto abituale con cui l'emozione viene buttata fuori. Poi si resta a guardarla. La preparazione dura a lungo. Senza di essa il secondo sforzo non ha materiale su cui lavorare.