La parte di te che giudica non si turba da sola. Il turbamento nasce da un giudizio, non dall'evento. Un fatto arriva nudo. È l'opinione che gli aggiungi a renderlo minaccioso.
Il corpo può soffrire e lo dichiara col dolore. Quella è una faccenda del corpo. La mente invece decide se trasformare quel segnale in paura. Nessuno può formulare un giudizio al posto tuo.
Da qui viene una conseguenza pratica. Se il disturbo passa sempre da una tua approvazione, allora puoi negarla. Non serve controllare il mondo. Serve accorgersi dell'istante in cui aggiungi la valutazione al fatto.
La stessa cosa vale per il desiderio. La mente non ha bisogno di nulla finché non si costruisce un bisogno. Ogni volta che dichiari indispensabile qualcosa, ti consegni a chi può togliertela.
Provalo su un fastidio piccolo. Descrivi solo quello che è accaduto, senza aggettivi. Poi guarda quanto resta della tua agitazione. Quasi sempre resta molto meno di quanto sembrava.