Nessuno impara a scuola cosa significa buono o vergognoso. Eppure tutti usiamo queste parole senza esitare. Diciamo che una persona ha agito bene o male, che è giusta o ingiusta. Con le note musicali non succede lo stesso. Chi non ha studiato musica non parla di semitoni.
La differenza è che le nozioni generali sul valore ce le portiamo dietro da sempre. Su di esse abbiamo poi costruito le nostre convinzioni personali. Il problema quindi non sta nella nozione generale. Sta nel momento in cui la applichiamo a un caso concreto.
Tutti concordano che l'ingiustizia sia un male. Il disaccordo esplode quando si deve dire chi è stato ingiusto. Lì entra in gioco l'impressione soggettiva, e lì nascono gli errori. Ognuno crede di applicare bene i propri principi, e crede di essere l'unico a farlo.
Da qui viene una conseguenza pratica scomoda. Il primo passo per imparare qualcosa di serio non è aggiungere nozioni. È accorgersi di non saper applicare quelle che già si hanno. Chi crede di possedere già quella capacità non cerca nulla. Chi si accorge della propria debolezza comincia invece a cercare un metodo.