Chi getta polvere controvento se la ritrova in faccia. È l'immagine più precisa di cosa succede a un'offesa rivolta a qualcuno che non offre nessuna presa.
Il meccanismo è la mancanza di superficie. Un'accusa fa danno quando trova qualcosa a cui aggrapparsi, un dubbio già presente oppure un fatto reale. Contro una persona che non ha quel fatto, l'accusa non ha dove attaccarsi. A quel punto l'unica informazione che resta agli occhi di tutti riguarda chi ha parlato.
Da qui una conseguenza per chi attacca. L'aggressione racconta sempre due cose, il bersaglio e chi la lancia. Quando la parte sul bersaglio non regge, resta solo l'altra. L'attacco diventa una descrizione di sé.
C'è anche una conseguenza per chi viene attaccato, più severa di quanto sembri. La protezione non è la reputazione, è la condotta reale. Il veleno non entra dove non c'è ferita, quindi conviene lavorare sulle ferite invece che sulle difese.
La ricaduta pratica riguarda la risposta. Spesso non serve rispondere. Il tempo mostra da solo se c'era una presa oppure no.