Una cosa bella lo è per conto proprio. La bellezza finisce dentro l'oggetto e non ha bisogno di un pubblico.
La lode arriva sempre dopo. È un giudizio che sta nella testa di chi guarda. Non entra nella cosa giudicata e non ne cambia nessuna proprietà. Uno smeraldo non diventa opaco se nessuno lo nota. Un fiore non perde colore se resta in un campo vuoto.
Vale anche per le cose che non si toccano. La verità non è più vera perché piace. Una legge giusta resta giusta anche quando è impopolare. La gentilezza non diventa migliore perché viene notata.
Il meccanismo è una confusione fra due piani. Il valore è una proprietà della cosa. La reputazione è una statistica sulle opinioni altrui. Le due spesso vanno insieme, quindi sembrano la stessa cosa. Basta un caso in cui divergono per vederle separate.
La ricaduta pratica è forte. Chi lavora per la lode migliora il segnale, non la cosa. Il segnale costa meno da produrre, quindi vince quasi sempre. Chi lavora sulla cosa può restare a lungo senza applausi.
Serve allora un criterio di qualità che non passi dal consenso. Senza quel criterio si finisce a inseguire il gusto di chi giudica.