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Psicologia delle folle

Pillola

Chi illude comanda, chi disillude paga il conto

I gruppi non hanno mai avuto sete di verità. Davanti a un'evidenza sgradita si voltano dall'altra parte. Se l'errore seduce, preferiscono trattare l'errore come sacro.

Il meccanismo è di difesa. Una credenza condivisa non è soltanto un'idea. È anche appartenenza, identità e ordine mentale. Smontarla non toglie un'informazione sbagliata. Toglie un pezzo di terreno sotto i piedi di chi ci sta sopra.

Per questo chi sa illudere diventa facilmente padrone. Offre appartenenza e certezza in un colpo solo. Chi invece prova a disilludere viene percepito come un aggressore. Non importa quanto siano solide le sue prove. Le prove attaccano ciò che le persone sono, non ciò che pensano.

La conseguenza pratica è scomoda. Avere ragione in pubblico contro una credenza diffusa è quasi sempre una posizione perdente. Chi la smonta viene isolato per primo, e la credenza resta al suo posto.

Resta comunque una via ragionevole per provarci. Non attaccare la credenza di petto. Lasciare che siano i fatti a incrinarla col tempo. E restare vicino a chi la sta perdendo, perché è in quel momento che serve qualcosa a cui appoggiarsi.

Resta curioso

Quando in una riunione tutti condividono lo stesso errore evidente, come si segnala il problema senza diventare il bersaglio?

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Se dire il vero in pubblico costa così caro, che cosa smette di circolare in un gruppo dove nessuno vuole più pagare quel prezzo?

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