Quasi tutto ciò che ti disturba non è la cosa in sé. È il giudizio che ci hai messo sopra. Il fatto arriva nudo, l'opinione lo veste e decide se è un disastro o un contrattempo.
Il punto decisivo è che l'opinione sta dentro il tuo potere. Le circostanze no. La salute, il traffico, le decisioni degli altri arrivano comunque. Il giudizio invece lo aggiungi tu, e quello che aggiungi puoi anche toglierlo.
L'immagine antica viene dal mare. Chi ha doppiato il promontorio trova improvvisamente acqua calma. Non è cambiato il mare, è cambiata la posizione. Togliere un giudizio produce lo stesso effetto. La situazione resta identica e il rumore sparisce.
Il meccanismo è verificabile in un istante. Prendi qualcosa che ti irrita e prova a descriverla solo con i fatti osservabili. Chi ha fatto cosa, quando, con quale effetto misurabile. Quasi sempre resta molto meno di quello che sentivi.
Va detto che togliere un'opinione non vuol dire fingere che vada tutto bene. Un danno reale resta un danno. Sparisce la parte aggiunta, cioè l'ingiustizia percepita e la previsione catastrofica.
E se la calma è a un'opinione di distanza, resta una sola domanda seria. Chi ti impedisce di lasciarla andare adesso?