Chi si è liberato dal male non è ancora libero. Resta un secondo legame, meno visibile e più rispettabile, cioè l'attaccamento alla propria bontà.
Si riconosce da alcuni segni. La persona tiene il conto delle sue buone azioni. Si irrita quando non vengono riconosciute. Giudica gli altri con il metro che ha costruito per sé, e quel metro diventa sempre più stretto.
Il meccanismo è l'uso identitario della virtù. Quando essere buoni diventa la definizione di sé, ogni situazione va letta in funzione di quella immagine. A quel punto la scelta non risponde più alla situazione. Risponde al bisogno di confermare chi si è.
Da qui nascono comportamenti strani. Aiutare qualcuno anche quando non serve. Rifiutarsi di ammettere un errore, perché ammetterlo intaccherebbe l'immagine. Il bene si trasforma in una posizione da difendere.
La ricaduta pratica è un controllo periodico. Quando fai una cosa giusta, chiediti se la faresti allo stesso modo senza che nessuno lo sappia, te compreso. La virtù che non ha bisogno di essere registrata è quella che lascia liberi di guardare i fatti.