Chi sta male immagina sempre una soglia oltre la quale starà bene. Il servo pensa alla libertà, il libero pensa a un impiego, l'impiegato a una carica. Poi la soglia viene superata e il disagio torna.
Il meccanismo sta nel modo in cui si cerca il rimedio. Si cambia posizione invece di cambiare ciò che si desidera. Ma ogni posizione nuova ha vincoli propri, e li scopre solo chi ci arriva. Così la promessa si sposta al gradino successivo e il ciclo riparte.
C'è un secondo effetto meno intuitivo. Più il posto è alto, più aumenta ciò che si può perdere. Chi ha molto da perdere dorme peggio, misura le parole, sospetta degli invitati. La cena diventa un esame e il riposo diventa allerta.
Per questo la schiavitù più elegante è anche la più stretta. Chi sta in cima obbedisce a più padroni di chi sta in fondo, perché dipende da più cose. Il potere non riduce i vincoli, li moltiplica e li rende invisibili.
La domanda utile non è quale gradino manca. È se il disagio di oggi verrà davvero sciolto da un cambio di posizione. Se la risposta è no, salire cambierà solo il nome del problema.