Osservandosi a lungo si arriva a una constatazione scomoda. Azioni, pensieri, sentimenti e parole nascono da influenze esterne. Dall'interno non parte quasi niente.
Il meccanismo è quello di una macchina che risponde a urti. Ogni urto porta in superficie una parte di te. Un urto nuovo la fa sparire e ne mette un'altra al suo posto. Un piccolo cambiamento nell'ambiente e in scena c'è già un'altra versione della persona.
Da questa osservazione segue una cosa spiacevole. Nessuno può garantire come reagirà tra un'ora. Non perché sia instabile, ma perché non sa quali urti riceverà.
Se qualcuno resta uguale a lungo di solito non è merito suo. Semplicemente attorno non è cambiato niente di inatteso. La costanza apparente misura l'ambiente, non la persona.
Il punto decisivo è l'assenza di qualcosa di permanente da cui il controllo potrebbe venire. Non una funzione stabile, non uno stato stabile. Ecco perché le decisioni prese a mente fredda cadono appena l'ambiente cambia tono. Una promessa fatta a se stessi andrebbe letta come una previsione, non come un impegno.