Si crede spesso che basti cambiare le leggi per cambiare una società. È l'idea che il progresso dipenda dal perfezionamento delle istituzioni. Ma le istituzioni non sono la causa. Sono l'effetto.
Nascono dalle idee, dai sentimenti e dai costumi di chi le abita. Riscrivere i codici non riscrive le idee. Un popolo non sceglie le sue istituzioni. Non più di quanto scelga il colore dei propri occhi. Servono secoli per formare un assetto politico. E ne servono altrettanti per cambiarlo davvero.
Da qui una conseguenza poco intuitiva. Le istituzioni non sono buone o cattive in sé. Quelle che funzionano per un popolo possono essere disastrose per un altro. La prova sta nei trapianti. Due paesi possono adottare la stessa identica costituzione. Uno prospera, l'altro sprofonda nel disordine. Se il testo è lo stesso, non è il testo a decidere.
A guidare il destino di un popolo è il suo carattere. Un assetto che non è modellato su quel carattere resta un vestito preso in prestito. Regge finché nessuno si muove. Poi si strappa.
Lo stesso vale fuori dalla politica. Copiare il regolamento di un'organizzazione che funziona non ne copia i risultati. Quel regolamento era la conseguenza di un modo di essere. Non ne era la causa.