Tutti tremano davanti al dolore. Tutti tengono alla propria vita. Non è una bella frase, è un fatto verificabile guardando chiunque. E cambia il modo di comportarsi con gli altri.
Il meccanismo è la sospensione della somiglianza. Per fare del male a qualcuno bisogna prima smettere di vederlo come simile a noi. Diventa una categoria, un ruolo, un ostacolo. Nessuno fa del male a un altro che in quel momento sente come sé stesso. Il danno comincia dalla distanza mentale, non dal gesto.
Da qui una difesa molto semplice ed efficace. Prima di agire contro qualcuno, riporta la somiglianza. Chiediti se quella persona teme le stesse cose che temi tu. La risposta è quasi sempre sì, e quel sì rende difficile proseguire.
Vale anche come strumento di lettura del linguaggio. Quando un discorso comincia a togliere nomi e a distribuire etichette, sta preparando il terreno. Il disprezzo organizzato arriva sempre prima della violenza, mai dopo.
La ricaduta pratica va oltre i casi estremi. Vale nelle discussioni, nelle trattative, nelle decisioni che colpiscono persone lontane. Ricordare la somiglianza non rende deboli. Impedisce solo danni che poi non si sanno spiegare.