Quando osservi qualcosa l'attenzione punta in una direzione sola. Una freccia parte da te e arriva alla cosa osservata.
Ricordarsi di esistere aggiunge una seconda punta alla stessa freccia. L'attenzione va verso l'oggetto e insieme torna verso chi guarda. La cosa osservata può stare fuori di te oppure dentro.
Il problema tecnico è tutto qui. Bisogna dirigere una parte dell'attenzione su di sé senza indebolire quella rivolta fuori. Se la seconda punta spegne la prima, l'esercizio è fallito.
Questo distingue la presenza a se stessi da pratiche che le somigliano. Fermare i pensieri concentra tutta l'attenzione sullo sforzo di non pensare. Qui invece l'attenzione si divide e resta divisa. Non è nemmeno analisi di sé né ascolto delle proprie emozioni. È uno stato, non un ragionamento sul proprio conto.
La ricaduta pratica è una verifica semplice. Se ti ricordi di esistere e smetti di capire quello che guardi, hai sbagliato. Hai spostato l'attenzione invece di dividerla.