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Frammenti di un insegnamento sconosciuto

Pillola

Una lingua in comune non basta per capirsi

Si crede che i malintesi nascano dalle parole. Con una lingua unica ci capiremmo tutti. Non è così.

Chi parla e chi ascolta usano già le stesse parole ogni giorno, e ugualmente si fraintendono. Quindi il problema non sta nel vocabolario. Sta in ciò che l'ascoltatore è in grado di ricevere.

Il meccanismo è questo. Una parola non trasporta un significato pieno. Richiama nell'altro ciò che l'altro ha già. Se quell'esperienza manca resta un suono corretto e vuoto.

Esistono livelli diversi di comprensione condivisa. Il primo è il più sorprendente. Ognuno resta nella sua lingua di sempre, eppure finalmente si capisce. Non sono cambiate le parole, è cambiato chi le usa.

Il secondo livello ha una scrittura comune, come i numeri o le formule. Ognuno la pronuncia a modo suo e tutti leggono la stessa cosa. Il terzo livello è l'identità completa fra ciò che si dice e ciò che si scrive.

La ricaduta è scomoda per chi insegna. Migliorare la spiegazione aiuta fino a un certo punto. Oltre quel punto va fatto crescere chi ascolta.

Resta curioso

Se le parole richiamano solo ciò che l'altro ha già, come si trasmette allora un'esperienza che l'altro non ha mai fatto?

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Hai ripetuto la stessa spiegazione tre volte senza risultato, cosa converrebbe cambiare al posto delle parole?

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