A chi ha il fegato malato il miele sembra amaro. A chi ha subito il morso di un animale rabbioso l'acqua fa paura. A un bambino piccolo una palla sembra la cosa più bella del mondo. Nessuno si arrabbia con loro per questo.
Chi è convinto di qualcosa di falso si trova nella stessa condizione. Vede il mondo attraverso una lente che deforma. Le sue conclusioni sono coerenti con quello che vede, ed è per questo che le difende. Non lo sta facendo apposta.
Il meccanismo è che un'opinione sbagliata agisce come una sostanza che altera i sensi. La bile cambia il sapore, il veleno cambia la reazione all'acqua, una convinzione falsa cambia il significato dei fatti. In tutti e tre i casi la persona riferisce onestamente ciò che percepisce.
Da qui viene la ricaduta sulla rabbia. La rabbia presuppone che l'altro veda quello che vedi tu e scelga il contrario. Se invece vede un'altra cosa, l'accusa di malafede cade. Resta un problema di percezione, che è un compito diverso.
Cambia anche la mossa utile. Con un malato non alzi la voce. Cerchi la causa e agisci su quella. Con un'opinione falsa vale lo stesso, e la causa è quasi sempre un'informazione mancante o un'esperienza diversa dalla tua.