Vincere può essere necessario. Godere di aver vinto è un'altra cosa, e chi guarda la distingue subito.
Il meccanismo è la previsione. Le persone non giudicano solo l'atto, provano a capire cosa lo ha mosso. Se l'atto nasceva da necessità, finirà con la necessità. Se nasceva dal piacere, si ripeterà, perché il piacere cerca altre occasioni.
Da qui il calcolo che tutti fanno in silenzio. Chi sta accanto a una persona che gode nel prevalere si chiede quando toccherà a lui. Anche gli alleati iniziano a tenere pronta una via d'uscita. La collaborazione resta formale e l'informazione smette di circolare.
È per questo che il potere e il gusto della vittoria stanno male insieme. Il potere ha bisogno che gli altri consegnino cose senza obbligo, come una verità sgradevole o un'iniziativa. Nessuno le consegna a chi mostra di divertirsi quando qualcuno perde.
La prova pratica è il tono del racconto. Se raccontando un successo la parte più viva è la sconfitta dell'altro, il segnale è già partito. E chi lo riceve non lo dimentica.