Chiamare una cosa fortuna o sfortuna è quasi sempre prematuro. Non perché il bene e il male non esistano. Perché gli effetti di un evento continuano a svolgersi molto dopo il momento in cui lo giudichiamo.
Il meccanismo è la catena delle conseguenze. Un evento non produce un effetto solo. Ne produce uno subito, visibile. Poi ne produce altri più lenti, che passano da ciò che sei costretto a cambiare. Un lavoro perso libera tempo. Un successo rapido chiude alternative. Il primo effetto è forte e immediato, gli altri sono deboli e distribuiti, ma sono di più.
C'è anche un effetto di attenzione. Dopo un colpo di fortuna si abbassa la guardia, perché sembra che il metodo funzioni. Dopo un colpo duro si guarda tutto con più cura. Il vantaggio si mangia una parte di sé stesso, e la perdita restituisce qualcosa.
La ricaduta pratica non è diventare indifferenti. È spostare il giudizio dal fatto alla reazione. Il fatto è già accaduto e non si discute. Quello che decide il segno finale è la mossa successiva. Chi sospende il verdetto la sceglie meglio, perché non deve difendere una conclusione presa in fretta.