Le richieste che una persona si fa sono di solito troppe e troppo vaghe. Migliorare, riuscire, non sbagliare. Sono formulate al futuro e non dicono cosa fare adesso.
Esiste una versione molto più corta e tutta al presente. Il giudizio che stai formulando ora deve poggiare su una comprensione reale e non su un'impressione. L'azione che stai compiendo ora deve essere rivolta a un bene condiviso e non solo tuo. La disposizione con cui accogli ciò che accade ora deve essere di accettazione e non di protesta. Quando queste tre cose stanno insieme, non manca nulla.
Il meccanismo è la riduzione al controllabile. Queste tre voci sono le sole che dipendono da te nel momento in cui le nomini. Il risultato di domani no, l'opinione degli altri no, la circostanza no.
C'è anche un vantaggio di verifica. Un obiettivo generico non si può controllare a fine giornata. Queste tre domande sì, e la risposta è quasi sempre chiara.
Chi le usa smette di rimandare la vita buona a una condizione futura. La sposta dentro l'ora che sta vivendo, che è l'unica in cui può muovere qualcosa.