Un simbolo serve a tenere insieme cose che a parole si contraddicono. Per questo non ha mai un significato solo e definitivo. Chi lo guarda deve poterlo vedere da più lati nello stesso momento.
Il guaio comincia quando lo si traduce nelle parole di ogni giorno. Nel passaggio si irrigidisce. Da figura aperta diventa una definizione chiusa. Il senso resta prigioniero di una cornice stretta.
Il meccanismo è semplice. Attribuire un solo senso a un simbolo vuol dire scegliere una faccia e cancellare le altre. Ma le altre facce erano parte del significato. Quel che resta è mezzo significato spacciato per intero.
Il risultato più curioso è il capovolgimento. Un simbolo letto alla lettera finisce spesso per dire l'opposto di quello che portava. Serve poi una fatica enorme per smontare l'errore. In quella fatica l'idea di partenza si perde del tutto.
È la storia di quasi tutte le figure antiche che oggi sembrano superstizione. Non erano nate come ricette. Sono diventate ricette quando qualcuno le ha lette in un modo solo.
Da qui una regola pratica. Davanti a un'immagine antica la domanda giusta non è cosa vuol dire. È da quanti lati la si può guardare senza che smetta di funzionare.