Alcuni danni non arrivano da fuori. Sono atti che una persona compie contro sé stessa, spesso senza accorgersene. Riconoscerli conta, perché nessuno può ripararli al posto tuo.
Il primo è voltare le spalle a qualcuno o muoversi verso di lui con l'intenzione di fargli male. Chi lo fa si stacca da una parte della propria vita, non solo dall'altra persona.
Il secondo è farsi travolgere dal piacere o dal dolore. In entrambi i casi il comando passa alla sensazione. La direzione la decide qualcosa che non hai scelto.
Il terzo è recitare una parte, dire o fare cose in modo falso. Chi finge deve mantenere due versioni di sé. La versione mostrata smette di corrispondere a quella vera, e il criterio interno perde il suo riferimento.
Il quarto è agire senza uno scopo. Anche le cose piccole andrebbero fatte con un fine in mente. Un atto senza fine non si può valutare, quindi non insegna niente e non corregge niente.
Il tratto comune è che nessuno di questi danni viene inflitto dall'esterno. Sono tutti movimenti propri. Per questo la difesa non consiste nel proteggersi dagli altri. Consiste nell'accorgersi in tempo di quello che si sta facendo a sé stessi.