Ogni persona vive dentro un sistema di rapporti. Famiglia, lavoro, città, mestiere. Da questa posizione discende un criterio semplice per giudicare le proprie azioni.
Un'azione che non ha nessun legame con uno scopo comune resta isolata. Non è per forza cattiva. È scollegata, e questo produce un effetto preciso su chi la compie.
Il meccanismo è la coerenza interna. Una vita fatta di azioni che puntano in direzioni diverse non si sente come una vita sola. Si sente come una serie di episodi. Chi passa la giornata a inseguire fini che non parlano tra loro arriva a sera senza sapere cosa ha fatto.
C'è anche un effetto verso l'esterno. In un gruppo che ha preso una decisione, chi agisce da solo produce un piccolo ammutinamento. Non serve malizia, basta ignorare l'accordo. Il gruppo perde più energia a ricucire lo strappo di quanta ne avrebbe spesa a fare il lavoro.
Nella pratica non serve che ogni gesto abbia un fine nobile. Basta che sia collegato, anche in modo indiretto, a qualcosa che riguarda altri. Il legame può essere lontano. Quando invece non esiste proprio, quell'azione è un pezzo che non entra nella vita che stai costruendo.