Molte decisioni difficili diventano semplici cambiando la domanda di partenza. Non chiederti cosa ti conviene. Chiediti chi sei in quella scena.
Ogni nome che porti contiene già le azioni che gli corrispondono. Figlio, fratello, genitore, vicino di casa, membro di un consiglio. Anche giovane oppure anziano. Se il nome viene considerato per bene, dice da solo cosa è appropriato fare. Un fratello concede, parla senza veleno, non danneggia chi gli sta accanto.
Il meccanismo si vede meglio guardando cosa succede quando il ruolo viene tradito. Un artigiano che usa male il proprio attrezzo smette di essere quell'artigiano. Allo stesso modo chi tratta il fratello da nemico non ha soltanto litigato. Ha perso il fratello che era, e con lui una parte di sé.
Qui sta la differenza tra una regola morale e un ruolo. La regola arriva da fuori e sembra sempre discutibile. Il ruolo lo porti già addosso, quindi il dovere non ha bisogno di essere giustificato. Basta ricordarsi il proprio nome nel momento in cui si decide.
C'è anche un vantaggio pratico. I ruoli sono pochi e concreti, mentre le situazioni sono infinite. Chi tiene a mente i propri ruoli non deve inventare una risposta nuova ogni volta.