Un piano è una risposta a una situazione immaginata. Quando la situazione cambia, il piano non diventa sbagliato per colpa di qualcuno. Semplicemente risponde a una domanda che non esiste più.
Chi confonde le due cose difende il piano invece dell'obiettivo. È un errore che si riconosce da una frase ricorrente. Andiamo avanti così perché era deciso. In quel momento il piano ha smesso di essere uno strumento ed è diventato una promessa da mantenere.
Il meccanismo è il costo già speso. Più lavoro è stato messo in un piano, più cambiarlo somiglia a buttare via quel lavoro. In realtà quel lavoro è speso in ogni caso. La sola domanda utile riguarda il futuro. Da qui in avanti, quale strada porta meglio all'obiettivo?
Ne segue una disciplina pratica. Quando si fa un piano si scrive anche quale condizione lo rende valido. Se quella condizione cade, il piano si riapre senza discussioni e senza colpe.
Le regole generali dicono cosa fare di solito. Le occasioni concrete arrivano fuori programma e non aspettano il momento previsto.