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L'arte della guerra

Pillola

Un piano vale finché la situazione somiglia a quella per cui è stato fatto

Un piano è una risposta a una situazione immaginata. Quando la situazione cambia, il piano non diventa sbagliato per colpa di qualcuno. Semplicemente risponde a una domanda che non esiste più.

Chi confonde le due cose difende il piano invece dell'obiettivo. È un errore che si riconosce da una frase ricorrente. Andiamo avanti così perché era deciso. In quel momento il piano ha smesso di essere uno strumento ed è diventato una promessa da mantenere.

Il meccanismo è il costo già speso. Più lavoro è stato messo in un piano, più cambiarlo somiglia a buttare via quel lavoro. In realtà quel lavoro è speso in ogni caso. La sola domanda utile riguarda il futuro. Da qui in avanti, quale strada porta meglio all'obiettivo?

Ne segue una disciplina pratica. Quando si fa un piano si scrive anche quale condizione lo rende valido. Se quella condizione cade, il piano si riapre senza discussioni e senza colpe.

Le regole generali dicono cosa fare di solito. Le occasioni concrete arrivano fuori programma e non aspettano il momento previsto.

Resta curioso

Se un piano va riaperto quando cade la sua condizione, come si distingue un cambiamento vero da una difficoltà passeggera?

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Se cambiare piano è razionale, perché i gruppi che cambiano spesso direzione ottengono di solito meno di quelli che insistono?

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Come si scrive in anticipo la condizione che farà riaprire un piano, senza renderla così vaga da non scattare mai?

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