La paura sembra arrivare dall'esterno, dalle minacce e dagli imprevisti. In realtà è proporzionale a quello che hai da perdere.
Il meccanismo è il legame tra valore e rischio. Nel momento in cui una cosa diventa importante, diventa anche perdibile. Da lì la mente comincia a calcolare in continuazione la probabilità di perderla. Quel calcolo, quando gira di continuo, si chiama ansia.
Per questo l'affetto e la paura crescono insieme. Non sono opposti. Sono la stessa cosa guardata dalle due estremità. Chi ama molto ha automaticamente molto da temere, e non è un difetto del suo carattere.
Da qui deriva un modo più onesto di leggere le proprie paure. Non dicono che sei fragile. Dicono cosa consideri prezioso. Sono la mappa di ciò che hai davvero.
La ricaduta pratica non è ridurre gli affetti per stare tranquilli. È smettere di cercare una vita che sia insieme piena e senza timori. Le due cose non esistono insieme. Sapere che il prezzo è quello toglie almeno la paura di avere paura.