Dentro ognuno lavora una parte che giudica. Confronta quello che si fa con quello che si dovrebbe fare. Da lì arrivano il senso di colpa, il rimorso e i freni morali. È una funzione, non un tratto di carattere.
Nell'innamoramento estremo quella parte può essere ceduta. L'altra persona ne prende il posto. Da quel momento tutto ciò che chiede appare giusto. Non ci sono più obiezioni, perché non c'è più chi le farebbe.
Il meccanismo spiega un fatto altrimenti oscuro. Persone oneste compiono per amore azioni che condannerebbero in chiunque. Non stanno vincendo la propria coscienza. Hanno smesso di averne una separata da quella dell'altro.
Il segnale è l'assenza di conflitto. Chi trasgredisce contro sé stesso litiga con sé stesso. Chi ha ceduto il proprio metro procede tranquillo. La calma qui non è forza morale ma silenzio della parte che dovrebbe protestare.
La ricaduta va oltre la vita amorosa. Vale ogni volta che si affida a un altro il compito di stabilire cosa è giusto. Il primo sintomo non è fare del male. È smettere di sentire il bisogno di discutere.