Chi finisce nei guai raramente ci resta da solo. Cerca compagnia. Non sempre lo fa per cattiveria.
Il meccanismo è quasi automatico. La sfortuna condivisa pesa meno di quella solitaria. Così chi è nel fango chiama gli altri accanto a sé. Chiede aiuto, ma chiede anche compagnia nella caduta.
Si nota spesso un cambio di tono improvviso. Persone che nei giorni buoni ti ignoravano diventano vicine nei giorni brutti. Non è affetto che nasce adesso. È bisogno che trova una porta aperta.
Questo non significa negare aiuto a nessuno. Significa capire in che modo si aiuta. Chi si getta in acqua senza appoggio finisce trascinato sotto. Chi resta su terreno solido può tirare fuori qualcuno davvero.
La prudenza qui non è freddezza. È la condizione perché l'aiuto serva a qualcosa. Un soccorritore che affonda non ha salvato nessuno. Ha solo raddoppiato il problema di partenza. Conviene decidere prima quanto si può dare senza cedere.